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Decodifica biologica

Decodifica biologica

Our lives are not our own, from womb to tomb we are bound to others.
With each crime, and every act of kindness we birth our future.
Sonmi451 – Cloud Atlas (Usa 2012)

 

La nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba, siamo legati ad altri passati e presenti… E da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”.
Sonmi451 – Cloud Atlas (Ita 2013)

La teoria sottesa alla decodifica biologica, trova fondamento nell’immane lavoro svolto negli ultimi 40 anni dal dott. R. G. Hamer fino alla sua morte avvenuta nel 2017, ed è stata sviluppata e approfondita in particolare da una serie di ricercatori a livello internazionale alla ricerca di protocolli di lavoro efficaci per la soluzione dei conflitti scatenanti la malattia e la conseguente guarigione. Al di là di qualsiasi polemica che in questi decenni sia sorta a proposito delle modalità con cui sono state condotte le ricerche e al di là di qualsiasi speculazione sulle posizioni personali del dott. Hamer, ciò che qui interessa è porre in evidenza ciò che può essere utile al fine di un lavoro di prevenzione e di presa di coscienza, per gli operatori in discipline bionaturali, per migliorare le prestazioni all’interno della relazione di aiuto a sostegno dell’equilibrio energetico del cliente.

Ciò che noi esseri umani chiamiamo stress ha sempre un nome preciso e un ruolo importante nel nostro stato di equilibrio.

Secondo il punto di vista della decodifica biologica un organismo si ammala per effetto dell’attivazione di uno speciale programma della Natura, biologico, avente un vero e proprio senso. Ad esempio, un raffreddore servirà ad espellere qualcosa di estraneo anche in senso figurato. In assenza di conflitto non si produce il processo che condurrà alla malattia.
La base per la costruzione del disturbo prevede la presenza di un trauma programmante originario che sarà successivamente stimolato da un evento detonante, drammatico, che coglierà la persona impreparata, in un vissuto di solitudine della condizione traumatica, ove non riuscirà a trovare una soluzione soddisfacente per superare il conflitto.

Il problema che si viene a creare quindi interessa contemporaneamente i tre livelli: emotivo, cerebrale ed organico, ove il cervello entra in azione creando un apposito programma biologico per la sopravvivenza del soggetto, che si manifesterà a valle a livello di organo/viscere/struttura. L’intensità del trauma emotivo determinerà la gravità dello squilibrio e il tipo d’emozione ne determinerà la localizzazione nel corpo.

La condizione di malattia nella nostra visione culturale è vissuta come stato di un’aberrazione organica, come una mostruosità da detestare e un nemico da combattere, come un fattore esterno che ci piove addosso come fosse frutto della sfortuna.
Ma se in biologia, nulla è legato al caso, com’è possibile che dietro questo stato di malessere non si nasconda un messaggio per la persona colpita?

Perché è accaduto? Cosa posso fare affinché non accada più? Come posso prevenire e mantenermi in uno stato di equilibrio tale da sconfigurare questi processi?

Secondo la decodifica biologica il declino dello stato di benessere di un essere umano è causato da uno stress che porta ad un conflitto biologico: le malattie quindi hanno inizio in seguito ad un ordine preciso impartito dal cervello e sono d’origine genetica. I geni sono portatori di antiche memorie di adattamento a conflitti vissuti nel passato dai nostri familiari in linea retta.

La decodifica biologica mette in relazione ciò che siamo dentro di noi, con ciò da cui proveniamo.

Si connette il decadimento dello stato di benessere a processi arcaici passati sino a noi e che includono le eredità degli irrisolti della vita del nostro clan di appartenenza, trasmessi attraverso la programmazione trans-generazionale:  grazie ad essa i nuovi nati ricavano utili informazioni dall’esperienza dei loro antenati al fine di tutelare l’evoluzione della specie.
Generazione dopo generazione si agisce con maggiore o minore coscienza al meglio delle proprie capacità e possibilità. Se qualcosa di patologico ci viene trasferito, accade in modo totalmente non intenzionale ed inconsapevolmente. La presa di coscienza è il nodo fondamentale per modificare le ferite generazionali in modo che non possano più manifestarsi nel tempo sotto forma di programmazione alla malattia, intervenendo epigeneticamente.
Chi erano i nostri nonni? Chi erano i nostri genitori? Quali sono i conflitti che hanno vissuto e non sono riusciti a risolvere?  Come mi hanno “sognato” i miei genitori? Come stava mia mamma mentre mi portava in grembo? Volevano un maschio o una femmina? Cosa si aspettavano da me e perché?

E’ come se fin da subito ereditassimo l’irrisolto transgenerazionale insieme all’adattamento offerto dalla natura per salvarci la vita: quell’adattamento è il processo che identifichiamo come malattia. E’ una risposta antica che una parte del nostro corpo ci propone per risolvere biologicamente un problema ereditato. Dapprima alla nascita, e in seguito nella prima infanzia, riceviamo un imprinting inconsapevole ancestrale e genitoriale.  Un’eredità che non sappiamo gestire. Quando il conflitto scompare perché è stato affrontato con successo o perché può semplicemente esser venuta meno la causa, il cervello interrompe il programma di difesa e dà ordine di cessare la programmazione di malattia.

Tutti i processi di malattia hanno luogo per effetto di una risonanza, un “risentire”ben preciso. Dai nostri antenati non solo ereditiamo i tratti somatici e strutturali, ma anche tratti caratteriali e memorie del loro vissuto, incluse le memorie percettive e sensoriali e le memorie riguardanti l’adattamento all’ambiente come strategie, risposte organiche, adattamento dei tessuti. Ereditiamo lo stress irrisolto e gli stati di allerta. Il cervello con il sistema nervoso gestisce tutto il meccanismo alternando momenti di simpaticotonia a momenti di vagotonia. La malattia inconfutabilmente esiste ed è un programma di adattamento e l’obiettivo di chi lavora in questo campo continua ad essere la guarigione; ciò su cui la decodifica biologica vuole porre attenzione è il grande messaggio che porta con essa quando impariamo a decodificarla.
Innanzi allo stesso accadimento, ognuno di noi, in base al proprio “risentito” attiverà reazioni biologiche differenti attivando il sistema di sopravvivenza che non scaturisce da un’analisi razionale della situazione, ma dall’insorgere per l’ennesima volta di un conflitto molto antico instauratosi precedentemente nella memoria della persona. Se reagisce in modo sproporzionato in relazione all’entità dell’accadimento, siamo in presenza di una storia antica che torna alla luce.
Il cervello impartisce ordini soltanto se hanno un senso biologico: un bisogno derivante da un’immagine racchiusa in una memoria cellulare antica, è reale quanto un bisogno reale ed immediato e lo considera vero e presente. L’attivazione del conflitto può essere anche virtuale o simbolica: per la nostra corteccia cerebrale, l’azione o l’immaginare l’azione, non fa differenza.

L’inconscio è atemporale.
L’essere umano non è mai totalmente autonomo alla luce del suo legame con il clan di appartenenza. La sua funzione è di assicurarne la prosecuzione nel tempo. Ciò che possiamo fare oggi è informare le generazioni presenti e future del fatto che siamo un continuum di vite interconnesse dal passato al presente e che questa linea profila anche il nostro futuro. I nuovi nati ricevono attraverso il loro sangue, le loro cellule e il loro cervello, il loro nome e la loro data di nascita, una sorta di “libro personale” contenente tutte le informazioni sul passato della famiglia che li accompagnerà nella gestione del presente e nella costruzione del futuro.

In caso di conflitto attivo, il cervello potrà scegliere tra tre macro-possibilità:

  1. Attivare la malattia come soluzione organica.
  2. Attuare una soluzione organica e comportamentale al contempo come la depressione, o le psicosi, ecc.
  3. Dare inizio a un percorso di vita, un’attività, un comportamento, una professione, un luogo in cui vive, delle “direzioni”:  di fatto “soluzioni relazionali dell’organismo nel proprio ambiente”. In questo modo la soluzione biologica interessa tutta la vita dell’individuo.

Decifrare le “programmazioni” e farle esprimere, è utile per il mantenimento del nostro stato di salute e liberarci dall’automatismo nell’eseguire questi programmi diventa una sorta di passaggio obbligato se vogliamo disinnescare il processo e riprendere il controllo di noi stessi e della nostra vita.

I programmi automatici cui obbediamo in modo inconsapevole che dovremmo cercare di conoscere per cambiare la nostra struttura comportamentale sono:

  • la codifica dell’antica storia delle linee generazionali
  • gli irrisolti trans-generazionali che invitano le nuove generazioni ad apportare delle soluzioni automatiche
  • il progetto-senso dei genitori: ciò che i genitori vivono, risentono e programmano prima del concepimento, durante la gestazione e dopo la nascita. Il vissuto uterino dell’embrione, le modalità del parto, ciò che accade al bambino nei primi mesi di vita, le sue prime esperienze
  • la memoria della prima infanzia: la relazione fra il bambino e la famiglia conferirà un imprinting che più tardi comporterà reazioni negli atteggiamenti della persona, attraverso le “risonanze”.

Nella nostra storia transgenerazionale non ci sono vittime né carnefici, non ci sono colpevoli e nessuna figura va giudicata. Nel nostro sistema famiglia, quello da cui abbiamo avuto origine, c’è stata solo vita vissuta, ciascuno si è comportato per come ha potuto. Vivere con la V maiuscola significa osservare tutto questo, amarlo e lasciarlo andare, decidendo nella nostra vita, esclusivamente per noi stessi e non in virtù di voci del passato o di confronti derivanti da conflitti con gli antenati. Darsi il permesso di essere “altri” rispetto alla famiglia di origine seppur rispettando la nostra provenienza: creare la nostra realtà senza paure o sensi di colpa, co-creare la nostra realtà con fiducia e in serenità. Come dice G. Athias: “lasciare andare l’elastico”.

La guarigione con qualunque metodo si voglia conseguire, è completa quando la persona prende in carico se stessa con consapevolezza e presenza, i presupposti per la vera salute esistono soltanto, come diceva il dott. E. Bach, quando siamo allineati con la nostra anima, senza interferenza alcuna.

In tutto questo processo, la funzione di un operatore olistico preparato, sarà quella di facilitare il processo di consapevolezza del cliente, portarlo a se stesso, accompagnarlo verso l’uscita dall’illusione del velo di Maya, all’ascolto interiore e alla percezione del proprio corpo e al rispetto di se stesso e della propria storia ancestrale. L’operatore in DBN potrà preservarne la vitalità e la centratura, sostenendo il processo di consapevolezza attraverso le tecniche note, che potranno essere manuali o vibrazionali, secondo necessità.

Bibliografia

Christian Flèche – Decodifica biologica delle malattie, Ed. Amrita, 2010
Christian Flèche – El origen emocional de las enfermedades, Ed. Obelisco, 2015
Gerard Athias – Le radici familiari della malattia, Ed. Venexia, 2009
Gerard Athias – La biologia e il senso della malattia, Ed. Venexia, 2016
Jesùs Casla – La memoria emozionale della vita uterina, Ed. Punto Rojo, 2019
Jesùs Casla – Decodifica bio-transgenerazionale segreti e chiavi dell’albero genealogico, Ed. Punto Rojo, seconda edizione, 2019
Edward Bach – Collected writings of Edward Bach, edited by Julian Barnard, Ed. Flower Remedy Programme, 1987 GB
Ryke Geerd Hamer – Testamento per una nuova medicina germanica e la sua nuova dimensione terapeutica, Ed. Amici di Dirk, 2015